Esclusiva eSportsActivity.com: l’intervista a Simone “AKirA” Trimarchi protagonista del “Parents Gaming Lab – Il fascino dei videogiochi” in Milano Digital Week

Simone “AKirA” Trimarchi, il pioniere degli eSports in Italia e un ruolo da “moderatore” tra le generazioni del mondo virtuale: “oggi ho insegnato ad altri genitori cosa sia il gaming – e c’è tanta strada da fare”!

Si è concluso ieri – 17 marzo 2019 – il weekend Milanese dedicato all’avvento del digitale; appuntamento nazionale seguito dal nostro team di eSportsActivity.com

Importantissimo e ricco di spunti, è stato il “Parents Gaming Lab – Il fascino dei videogiochi”, evento di approfondimento rivolto a genitori e insegnanti sulle potenzialità e i rischi legati al medium videoludico, organizzato da Vodafone Italia e Esl Italia al fine di creare un ponte tra le varie generazioni.

Un successo di analisi e dibattiti affrontati dai vari esperti presenti, assistiti dalla partecipazione di Simone “AKirA” Trimarchi, moderatore dell’evento e considerato il pioniere degli eSports in Italia. Inizialmente giocatore – tra gli altri – di Quake, Starcraft, Warcraft, Dawn of War con eccellenti risultati, ha iniziato a scrivere sulle principali riviste di settore ed è divenuto poi successivamente caster, commentatore professionista dei tornei di videogiochi.

“Oggi ho insegnato ad altri genitori cosa sia il gaming – e c’è tanta strada da fare”, con queste parole Simone descrive l’esperienza del Parents Gaming Lab.

1 – Simone, la collaborazione tra Vodafone e ESL è iniziata lo scorso autunno, è possibile tracciare un bilancio di questa esperienza?

Non sono la persona giusta a cui fare questa domanda, direi che sarebbe meglio rispondessero i protagonisti della partnership, ma dal mio punto di vista, comunque, mi sembra che già aver portato il più grande sponsor mai coinvolto in un’attività esport dalla nascita del movimento (20 anni fa) ad oggi sia un buon biglietto da visita per un’attività del genere. 

2 – Gli eSports possono rappresentare l’intrattenimento del futuro, vista la continua espansione del fenomeno?

Direi che per alcuni lo sono già oggi. Il futuro non è chiaro a nessuno a mio avviso, nemmeno agli addetti ai lavori: è un mercato liquido, che cambia in continuazione. I numeri sono incoraggianti e tutto sembra andare per il verso giusto. L’Italia si farà trovare pronta? Questa è già una domanda diversa che mi porrei e che onestamente mi trova un po’ più dubbioso. Bisogna comprendere che gli esport sono una macchina sicuramente ben oleata ma complicata (e non accenna a semplificarsi). Entrarne a far parte richiede una barriera all’ingresso fatta di tempo, tanto tempo, per capire come funziona il gioco e lo show relativo ad esso. Non tutti sembrano interessati a romperla, questa barriera. Va anche detto che il mercato dei videogiochi sta dando una poderosa mano, o almeno così sembra, al movimento visto che i recenti blockbuster (Fortnite e Apex Legends) sono pensati per il gaming competitivo.

3 – Come vedi il mercato italiano dei tornei di videogiochi? Quali margini di crescita ha?

Ho un po’ risposto sopra. Ora come ora la situazione mi sembra avere degli eventi all’interno delle fiere fantastici e degli eventi stand alone organizzati molto bene ma con i quali sembra difficile aggregare tanto pubblico. Il futuro, ripeto, è radioso e chi investe ora bene in questo senso potrà avere molti margini di crescita. Servono comunque più attori nell’ambito dei tournament organizer a mio avviso: alzare ancora di più l’asticella di montepremi, produzione televisiva, coinvolgimento della community è essenziale per raggiungere un qualsivoglia risultato.

4 – Quali sono i punti di forza degli eSports? Come si diventa campioni?

Wow, una domanda da 12 parole che forse avrebbe bisogno di 12mila per una risposta. È un cammino difficile e complesso che per me prescinde dal creare contenuti sul web ma che anzi, almeno inizialmente, dovrebbe essere focalizzato al gioco e all’allenamento relativo ad esso. Cominciare a giocare, vedere che si è bravi, fare il primo torneo e farsi notare, entrare in un team professionistico, migliorarsi sempre di più, andare a giocare all’estero: queste le tappe per diventare un pro. Risultato, purtroppo, non garantito.

5- Quali consigli puoi dare ai giovani affinché non si esageri nel gioco?

Onestamente credo che l’equilibrio e soprattutto ragionare per obiettivi sia fondamentale. Se si decide di investire del proprio tempo, cioè la risorsa più importante che si ha in mano, per raggiungere uno scopo bisogna non perderlo mai di vista. Se si gioca per divertirsi allora intanto si studia o si lavora per diventare un professionista in un altro ambito. Se si gioca per diventare un professionista, quindi anche 6-8 ore al giorno, allora bisogna darsi un tempo limite entro il quale essere sicuri di aver raggiunto il proprio obiettivo cercando nel cammino di vedere miglioramenti oggettivi verso questa direzione. Se non ci sono forse ha senso anche fermarsi e riflettere e magari cambiare strada. Io ad esempio ero un “professionista” ai tempi dell’università. Prima di un torneo mi preparavo magari un mese giocando ogni giorno 8 ore. Poi tornavo in università e magari c’era alle porte un esame: siccome il mio obiettivo era laurearmi allora studiavo 8 ore al giorno per raggiungerlo senza giocare per mesi magari. Come non vedo “esagerazione” nello studiare 8 ore al giorno prima di un esame non ne vedo nel giocare 8 ore al giorno prima di un evento. Se però si gioca solo per perdere tempo bisogna accorgersene e presto, altrimenti il futuro scivolerà via dalle mani. 


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